Quando si dice il falso nominando la verità – Maria A. Mangione

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Quando si dice il falso nominando la verità
当你通过说真话来说假话时
Quand tu dis le faux en nommant la vérité
Когда вы говорите подделку, называя правду
Cuando dices lo falso al nombrar la verdad
عندما تقول المزيف بتسمية الحقيقة
When you say the fake by naming the truth

di Maria A. Mangione

Osserviamo che si sta diffondendo in maniera crescente un’espressione sulla verità che è frutto di una traduzione sbagliata e di un errore logico: “la verità sta nel mezzo”.

Qualcuno vorrebbe farla corrispondere all’espressione latina “in medio stat virtus”, che tradotta correttamente suona così: “la virtù sta nel mezzo”.

Si tratta di una sentenza che è frutto della filosofia scolastica medievale, che a sua volta prende spunto da quanto Aristotele afferma nell’Etica Nicomachea quando indica che la virtù corrisponde all’equilibrio e alla moderazione.

“La virtù quindi è una certa medietà, dato che è ciò tende al giusto mezzo” scrive lo Stagirita nell’Etica Nicomachea (II, 5, 1106b 28).

Ma virtù e verità non sono la stessa cosa.

La virtù è un ambito dell’animo umano, cioè una disposizione stabile a compiere il bene, è “lo stato abituale per cui un uomo è buono e compie bene la sua opera” (Aristotele, Etica Nicomachea, II, 5, 1106a 23-24).

La verità è invece un aspetto della realtà; se vogliamo indicare la veridicità di un giudizio, allora facciamo riferimento alla verità logica, che “consiste nell’adeguazione o conformità dell’intelletto alla realtà («adaequatio intellectus ad rem»)” (L. Clavell, M. Pérez de Laborda, Metafisica, EDUSC, Roma 2006, p. 211).

E non ha senso cercare di stabilire una media tra più giudizi, per arrivare al vero: non si tratta di un concetto statistico. Se Tizio dice bianco e Caio dice nero, non per questo la verità corrisponde al grigio… Potrebbe essere bianco, nero, grigio, oppure altro ancora: ne saremo certi dopo aver verificato quel determinato aspetto di cui si discute.

Un altro errore: voler attribuire l’erronea espressione all’antica saggezza cinese. Nella tradizione confuciana troviamo sì il concetto di “giusto mezzo”, ma sempre con un richiamo ad una condotta virtuosa, all’esercizio della prudenza e della moderazione. “La costante pratica del giusto mezzo (Zhongyong)” è un testo attribuito a un nipote di Confucio. Qualche studioso sostiene che il giusto mezzo corrisponderebbe alla capacità di centrare il bersaglio (vd.: Leonardo Vittorio Arena, Confucio, Mondadori, Milano, 2011).

Ebbene, ci allontaneremo sempre di più dal nostro bersaglio se cambieremo il significato delle parole.

E “l’uomo ‘mendicante di significato e compimento’ va alla continua ricerca di risposte esaustive alle domande di fondo che non cessa di porsi” (Benedetto XVI, 5 agosto 2009)

 

Maria A. Mangione


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