Le Beatitudini (Matteo 5,1-11) – La carta di identità di un uomo…

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La carta di identità del cristiano … e non solo: le Beatitudini (Matteo 5,1-11) – premessa 

Le Beatitudini delineano il volto di Gesù stesso ed il suo stile di vita.

Gesù sale sul dolce pendio che circonda il lago di Galilea … all’orizzonte ci sono le folle…  È un messaggio per tutta l’umanità.

Gesù inizia a parlare di “perchè” essere poveri, miti, misericordiosi…

Gesù non impone niente ma dice come essere “beati”.


Nota  

Il termine ashrè in ebraico ha cambiato radicalmente il significato  da ciò che si ha in terra e si vede,  alle promesse di ciò che si avrà solo dopo la morte.

“Beato” (makarios in greco e ashrè in ebraico) aveva un preciso significato nel Primo Testamento. Presso il popolo di Israele beato era chi aveva raggiunto la pienezza della vita, che, prima dell’esilio babilonese, veniva identificata nell’abbondanza di beni materiali, nella felicità familiare, nella prosperità.
Dopo l’esilio, beato era colui che si lasciava guidare dalla sapienza di Jahvé espressa nella Torah, senza cedere alle seduzioni del male; colui che amava la Legge trovando in essa la propria soddisfazione (tema frequente nei Salmi, particolarmente esaltato nel salmo 118-119).
Poi una ricorrente promessa nei libri profetici, specie in Isaia: “Udranno in quel giorno i sordi le parole di un libro; liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno. Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo di Israele” (Is. 29, 18-19)


Ognuna delle OTTO beatitudini si compone di tre parti:

  1. la parola “beati” (sempre, all’inizio, come termine identificativo di ognuno presente e ascoltatore della parola)

  2. la situazione in cui si trovano i beati : (povertà di spirito, afflizione, fame, sete della giustizia, e via dicendo)

  3. il motivo della beatitudine: il motivo della beatitudine è la situazione attuale (primo testamento) ? o la nuova condizione che i beati ricevono in dono da Jahvé: “perché di essi è il regno dei cieli”, “perché saranno consolati”, “perché erediteranno la terra”, e così via…?


Nota

C’è un’ampiezza di significato nell’uso ebraico del futuro che il nostro futuro non ha; Nel corso dei secoli gli eruditi si sono sorpresi della capacità della lingua ebraica di esprimere avvenimenti passati mediante l’uso di verbi all’imperfetto, e di esprimere avvenimenti futuri mediante l’uso di verbi al perfetto. Nel tentativo di spiegare questa peculiarità, fu formulata la teoria della waw consecutiva. Sulla base del vero significato dell’antico ebraico che usa il perfetto o passato continuativo, o futuro per indicare continuità con il passato …. come ad esempio nelle seguenti traduzioni … e Dio chiamava [futuro] la luce Giorno, e chiamò [non “chiamava”; è usato il passato remoto] le tenebre Notte; e si faceva [futuro] sera e si faceva [futuro] mattina, un primo Giorno…  il significato che si dà al futuro post mortem o giudizio universale, prende forma nella continuità con il passato imperfetto già tale e non ex post, confermando la visione unica del tempo unico esistente nel passato e futuro come presente in continuità unitaria.


Le Beatitudini , Gesù le porta ora per allora, nel futuro  per ora e per prima in continuità, imparando a riconoscere ciò che è, era e sarà, sempre da ciò che non era o non è e né sarà, pur essendoci, sarà o fu , ma senza continuità e senza esistere nell’unità del tempo, dello spazio ed energia, indissolubilmente eterna.

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