Dalla cittadinanza alla dittatura elettorale – Yascha Mounk

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De la ciudadanía a la “dictadura electoral”

Para las generaciones nacidas después del final de la “segunda guerra mundial”, la democracia era parte de una ecuación simple donde la democracia era equivalente al bienestar. Ese bienestar individual y colectivo, el resultado de políticas de distribución que han creado la ilusión de un crecimiento ilimitado, con nuevos objetivos siempre a mano para todos. Es uno de los supuestos centrales del ensayo de Yascha Mounk “Populismo vs. democracia “(Feltrinelli)

De la citoyenneté à la “dictature électorale”

Pour les générations nées après la fin de la “seconde guerre mondiale”, la démocratie faisait partie d’une équation simple où la démocratie équivalait au bien-être. Ce bien-être individuel et collectif, résultat de politiques de distribution qui ont créé l’illusion d’une croissance illimitée, avec de nouveaux objectifs toujours à portée de main pour tous. C’est l’une des hypothèses centrales de l’essai de Yascha Mounk “Populism vs. démocratie “(Feltrinelli)

从公民身份到“选举专政”

在“第二次世界大战”结束之后出生的世代中,民主只是一个简单方程式的一部分,其中民主等同于幸福。 这种个人和集体的福祉,是分配政策的结果,造成了无限增长的幻想,而新的目标总是为每个人准备。 这是Yascha Mounk的论文《民粹主义与自然主义》的主要假设之一。 民主”(Feltrinelli)

От гражданства к “избирательной диктатуре”

Для поколений, родившихся после окончания «второй мировой войны», демократия была частью простого уравнения, где демократия была эквивалентна благосостоянию. Это индивидуальное и коллективное благополучие, результат политики распределения, которая создала иллюзию неограниченного роста, с новыми целями, которые всегда под рукой для всех. Это одно из центральных предположений эссе Яши Моунка «Популизм против демократия “(Фельтринелли)

من المواطنة إلى “الديكتاتورية الانتخابية

للأجيال التي ولدت بعد نهاية “الحرب العالمية الثانية” كانت الديمقراطية جزءًا من معادلة بسيطة حيث كانت الديمقراطية تعادل الرفاه. هذا الرفاه الفردي والجماعي ، نتيجة لسياسات التوزيع التي خلقت وهم النمو غير المحدود ، مع تحقيق أهداف جديدة للجميع دائمًا. إنها واحدة من الافتراضات المركزية لمقال ياشا مونك “الشعوبية مقابل الديمقراطية “(فيلترينيلي)

From citizenship to “Electoral dictatorship”

For generations born after the end of the “second world war” democracy was part of a simple equation where democracy was equivalent to well-being. That individual and collective well-being, the result of distribution policies that have created the illusion of unlimited growth, with new goals always at hand for everyone. It is one of the central assumptions of Yascha Mounk’s essay “Populism vs. democracy “(Feltrinelli)

Dalla cittadinanza alla “Dittatura elettorale”

“Quando un sistema politico sopravvive per decenni o secoli coloro che non ne hanno mai conosciuto un altro sono indotti a pensare che sia immutabile. A queste persone sembra che la storia si sia finalmente fermata. Che la stabilità regnerà per sempre”: è uno dei tanti richiami di cui Yascha Mounk dissemina il suo saggio “The Democracy vs. Populism” per sottolineare che nulla nelle vicende umane può ritenersi immutabile o acquisito per sempre. Perché il populismo e i partiti in genere “radicali” o di estrema destra sono in forte crescita ovunque, non solo in Europa? Perché, si chiede Mounk, è accaduto qualcosa che tutti ritenevano impensabile, cioè il divorzio tra liberalismo e democrazia?
Sono soltanto alcune delle domande che costellano il voluminoso saggio dello studioso di origine tedesca. Per comodità del lettore, Mounk mette su un diagramma per rendere immediato il suo punto di vista: un esempio di “democrazia liberale” è il Canada, al suo opposto la Polonia è l’esempio di “democrazia illiberale”. Da un’altra equazione, si ricava un’immagine che può sorprendere un lettore distratto: per Mounk l’Unione europea è un esempio di “liberalismo antidemocratico”, mentre la Russia viene catalogata fra le dittature. I quattro esempi vengono raggruppati sotto la voce “democrazia senza diritti”.
Un’utile pietra di paragone per dare forza alla sua analisi è la serie storica dei consensi elaborata dallo studioso tedesco. Mounk rileva che fino a tutti gli anni ’80 del secolo scorso si stimava intorno al 75-80% il consenso della popolazione, negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale, al modello di democrazia liberale. All’inizio degli anni 2000, un altro sondaggio fotografava una situazione in rapido mutamento: il consenso alla democrazia liberale rimaneva forte nei 2/3 della popolazione adulta, ma non superava 1/3 dei millenials. Per la generazione venuta su dopo la caduta del Muro di Berlino il regime democratico è qualcosa non proprio indispensabile.
Che cosa è accaduto negli anni successivi alla caduta del Muro? La risposta di Mounk è semplice ma non banale: è venuto meno l’equilibrio bipolare, quello che André Fontaine, a lungo direttore di Le Monde, aveva ribattezzato “un letto a due piazze, l’equilibrio del terrore”. Stati Uniti, in misura minore, e Russia non sono più i controllori del mondo. La globalizzazione economica ha cambiato in profondità i rapporti di forza post-bellici e il mondo – la storia – si è messo improvvisamente a correre verso direzioni che nessuno ha saputo prevedere. Un orizzonte improvvisamente incupito, certezze granitiche svaporate in un batter d’occhio, hanno potenziato la spinta di molti popoli a cercare rifugio nella propria terra. Se la globalizzazione è “il nemico alle porte” tanto vale chiudersi in casa e prepararsi a fronteggiare le minacce esterne.
Sarebbe sbagliato, avverte Mounk, vedere nella globalizzazione l’unica causa alla base dell’affermazione del populismo. Può essere la principale, ma non l’unica. Più importante per capire il deconsolidamento della democrazia è la crisi economica che si è intrecciata al fenomeno della globalizzazione. Per le generazioni nate dopo la Seconda Guerra mondiale, la democrazia era il termine di un’equazione inscalfibile: democrazia=benessere. Quindi benessere e welfare State sostenuti dalla crescita e da una disponibilità illimitata di risorse. Tutto ciò è stato messo in discussione e con il benessere non più diffuso e sempre più inegualmente distribuito è la natura stessa della democrazia che viene messa in discussione. Mounk pone una domanda che attende risposte dal ceto politico: ci sono alternative migliori alla democrazia liberale?

Massimo Colaiacomo

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