Matteo 5:3: Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.
Ambrogio vescovo e scrittore (Treviri 339 – Milano 397) sottolineava che questa beatitudine non solo è la prima in ordine, ma anche quella che in qualche modo genera tutte le altre beatitudini.
Così Martin Lloyd Jones affermava che poveri in spirito è la chiave di tutto ciò che seguirà, che le beatitudini seguono un ordine ben preciso, una sequenza logica e spirituale ed ancora che è la caratteristica fondamentale del vero cristiano e tutte le altre caratteristiche derivano da essa.
A) Le definizioni sbagliate.
(1) Innanzitutto poveri in spirito non significa essere intellettualmente poveri.
Non è vero quando si dice che essere ignoranti significhi essere beati, quante privazioni, dolore e male ha provocato l’ignoranza alle persone.
La Bibbia non dice che è meglio essere ignoranti, anzi Salomone dice: “Beato l’uomo che ha trovato la saggezza, l’uomo che ottiene l’intelligenza!” (Proverbi 3:13).
Poi ancora: “Acquista saggezza, acquista intelligenza; non dimenticare le parole della mia bocca e non te ne sviare;  non abbandonare la saggezza, ed essa ti custodirà; amala, ed essa ti proteggerà;” (Proverbi 4:5-6) .
Infine: “Acquista verità e non la vendere, acquista saggezza, istruzione e intelligenza”. (Proverbi 23:23).
(2) In secondo luogo essere poveri in spirito non significa povertà terrena.
Gesù non sta parlando di poveri di tasca, ma in spirito!
Gesù, in questo contesto non si riferisce alla povertà materiale che avrebbe portato una benedizione spirituale.
La povertà non è garanzia di una condotta santa, molti poveri hanno un comportamento peccaminoso!
Martin Lloyd Jones: “Non c’è nessun merito o vantaggio nell’essere poveri, né la povertà è garanzia di spiritualità.”
Una persona può essere povera materialmente, ma nello stesso tempo avere un comportamento orgoglioso che rifiuta la grazia di Dio.
L’uomo povero non è più vicino al regno dei cieli dell’uomo ricco, ci sono stati e ci sono ricchi che fanno parte del popolo di Dio, salvati per grazia di Dio.
(3) In terzo luogo poveri in spirito non significa avere una cattiva immagine di sé.
Come è sbagliato vantarsi del proprio aspetto, abilità, posizione sociale o successi, così è sbagliato andare all’estremo opposto e sentirsi insignificanti, senza valore e senza speranza.
In Romani 12:3 Paolo esorta la chiesa dicendo: “Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno”.
Anche se dal contesto Paolo parla dei doni spirituali, possiamo fare anche un’applicazione in generale ad avere un concetto sobrio di se stessi.
Benché siamo peccatori siamo a somiglianza di Dio dice Giacomo (Giacomo 3:9), Dio ha dato a ogni essere umano sulla terra una dignità unica (Salmi 8:5), che la sua completa corruzione dovuta al peccato, non ha cancellato.
(4) In quarto luogo poveri in spirito non significa impegnarsi in atti esteriori di umiltà.
Ci sono alcuni che pensano che poveri in spirito significhi impegnarsi in atteggiamenti esteriori di umiltà come dire: “io non sono niente e nessuno”, o che insistono a cedere il posto migliore a qualcuno, oppure che negano particolari doti e così via.
A volte questo comportamento nasconde l’orgoglio, la vanagloria, ci si comporta da umili perché si vuole essere riconosciuti umili oppure perché si vuol essere lodati, o per sottrarsi alle responsabilità,  ma questo tipo di comportamento nega l’umiltà!( Cfr. Colossesi 2:20-23; 1 Pietro 4:10).
B) La definizione giusta di poveri in spirito.
L’espressione povero in spirito, cioè le due parole messe insieme,  non ha paralleli sia nel Nuovo che nell’Antico Testamento. 
Ci sono due parole nel Nuovo Testamento che indicano il povero, questa parola che troviamo qui “ptochos”  e un’altra “penes” (2 Corinzi 9:9).
 Penes”  descrive un uomo che deve lavorare per il suo vivere; è l’uomo che serve le sue proprie necessità con le sue proprie mani, che lavora, ma che non ha niente di superfluo, l’uomo che non è ricco, che vive alla giornata.
Mentre “ptochos” descrive principalmente una condizione di una persona sociale ed economica misera, ma anche un atteggiamento, quello del mendicante, che si fa piccolo, che si abbassa, si acquatta, fa dei gesti di umiltà e di implorazione, quindi l’uomo che domanda, che vive non per la propria laboriosità, ma dell’elemosina degli altri. 
Quindi la parola povero (ptochos) in questa beatitudine descrive la povertà assoluta, la totale impotenza, la completa miseria; descrive la povertà di quello che non ha proprio niente.
Quindi nell’Antico Testamento non troviamo poveri in spirito, troviamo solo la parola poveri. 
Nella LXX traduce il termine “anav”,  (Isaia 29:19; 61:1-2; Luca 4:18-19; Salmi 69:32) o “ani” (Salmi 34:6; 40:17; 74:19).
Con la parola poveri si intende quelle persone che hanno difficoltà economiche e che non hanno nulla su cui fare affidamento tranne che Dio (Levitico 19:9-15;32-33; Deueteronomio 15,4,7,11; Salmi 37:10-19; Proverbi 16:18-19; Isaia 66:1-2; Geremia 22:15-17; Amos 2:6-8; cfr. Giacomo 2:5). 
Nell’Antico Testamento troviamo il povero che grida al Signore per essere aiutato (Salmi 9:12; 37:9-11; 69:32-33 “anav”; Salmi 34:6; 40:17 “ani”), così il povero è uno che è afflitto e non è  in grado di salvare se stesso e confida in Dio per la salvezza.
Dunque il povero è venuto ad avere una sfumatura spirituale come colui che dipende da Dio (Sofonia 3:12; Salmi 34:6).
In Matteo questa parola è usata  per indicare i poveri materialmente che vivono di elemosina, quindi che dipendono dagli altri. (Cfr. Matteo 11:5; 19:21; 26:9,11).
Anche nel resto del Nuovo Testamento  per esempio quando Gesù racconta la parabola del ricco e di Lazzaro troviamo la stessa parola tradotta con mendicante. (Luca 16:20-22; Marco 10:21; 12:42-43; 14:5-7; Luca 14:13; Giovanni 13:29; Romani 15:26; Galati 2:10; Giacomo 2:2-6; Apocalisse 3:17 ; 13:16).
In Matteo 5:3 c’è un’allusione all’Antico Testamento per coloro che umilmente si affidano a Dio, in contrasto con i malvagi, i quali in modo arrogante si schierano contro Dio e perseguitano il Suo popolo.
Possiamo dire che come nei salmi i poveri a cui Gesù si riferisce in Matteo sono poveri che aspettano, invocano, gemono e sperano, dipendono e confidano nel Signore a differenza di certi ricchi che ripongono la fiducia in se stessi o nelle loro ricchezze. (1 Timoteo 6:17).
Ma Gesù dice poveri in spirito, spirito (pneuma) in questo caso è la parte interiore invisibile dell’uomo, intima. (Marco 8:12; Luca 1:47). 
“Spirito” è la fonte e la sede di intuizione, sentimento e volontà, la parte rappresentativa della vita umana interiore. (Bauer-Danker). Si tratta di un idioma che indica essere umili riguardo la propria capacità di relazionarsi con Dio. (Louw-Nida).
Perciò poveri in spirito è una povertà spirituale! Poveri in spirito è l’atteggiamento che corrisponde all’umiltà, opposta all’alterigia, all’arroganza, all’auto-indulgenza. 
Poveri in spirito” è la consapevolezza di una persona che si rende conto della sua propria mancanza assoluta di risorse e trova il suo aiuto e forza in Dio. Gesù dice che la povertà spirituale è benedetta perché ci introduce nel regno di Dio!

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