Eugenetica, la scienza senza dimensione etica? di Massimo Colaiacomo

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Eugenetica , la scienza senza dimensione etica ?

 

L’eugenetica, informa il dizionario Treccani, è la scienza che si propone di migliorare i caratteri genici, cioè quelli ereditari, distinguendo quelli positivi da quelli negativi.

Il termine eugenetica (o eugenica) è derivato dalla lingua inglese che, a sua volta, lo ha mutuato dal greco antico “εὐγενής”.

 

L’eugenetica non è una scienza che riguardi soltanto gli esseri umani.

Essa è di ausilio per migliorare le razze animali o selezionare le piante, si interessa, in breve, di migliorare ogni entità vivente.

Messa giù in questi termini, l’eugenetica viene presentata come lo strumento migliore per assecondare “le magnifiche sorti e progressive” dell’umanità, in un secolo che nessuno potrebbe immaginare “superbo e sciocco”, come a Leopardi sembrò essere il suo.

La scienza, si sa, progredisce e si alimenta della curiosità e dall’ardimento degli uomini desiderosi di scoprire sempre nuovi rimedi alle malattie, o macchine più veloci o conquistare nuove regioni nello spazio. Ma dove è che risiede il valore di una scoperta scientifica?

A una tale domanda si è soliti rispondere che il valore sta nei benefici che reca all’umanità, nella possibilità di allungare il tempo della vita, di sconfiggere una malattia invalidante e, in generale, di rendere più gradevole la nostra permanenza in questo mondo.

Una scoperta scientifica, foss’anche la più meravigliosa, presenta spesso un fastidioso problema fra il momento della sua rivelazione e il momento della sua concreta applicazione.

La scoperta dell’energia atomica, per esempio, si può negare che sia stata un’autentica rivoluzione? Poi, nella sua concreta applicazione, abbiamo constatato che ha consegnato all’uomo la possibilità di avere energia a buon mercato ma nello stesso tempo di poter costruire armi spaventose di distruzione.

La scienza si fonda sulla verità, una verità, però, “parziale” perché è una verità, appunto, scientifica e non è detto che sia sempre buona per l’umanità.

È stato il dramma nel secolo del positivismo scientifico, padre del più grande equivoco nella storia moderna: se una cosa è scientificamente vera non può non essere anche “moralmente” valida e buona.

Se la ricerca mi dimostra che popoli di etnie diverse dalla mia hanno un grado diverso di intelligenza o di sensibilità al dolore allora sono “scientificamente” autorizzato a costruire una scala gerarchica di valori fra le persone e a stabilire il primato di un’etnia sull’altra.

Con ciò aprendo la strada alle tragedie conosciute nel secolo scorso.

La ricerca scientifica procura benefici, come è giusto, ai suoi autori ma ancora di più ai suoi finanziatori. Massimizzare il profitto finanziario di una scoperta scientifica è diventato un imperativo categorico del nostro tempo; così come detenere il potere d’uso di una scoperta significa esercitare un potere illimitato sulla vita e sul destino di altri uomini.

Se le risorse finanziarie di uno Stato sono limitate, ecco che qualcuno, eletto dal popolo, dovrà esercitare il potere di decidere quale parte del popolo deve essere salvata di fronte alla minaccia di una pandemia.

La Svezia, paese nel passato portato come esempio straordinario di tutela della salute pubblica (era il welfare State “dalla culla alla tomba”) , da molti anni non riconosce più la terapia oncologica agli over 70 i quali potranno curarsi, ma solo a spese proprie.

Nei reparti Covid-19 di qualche ospedale italiano una procedura medica, mai formalizzata, esclude per il medico l’obbligo di accertamenti diagnostici per lui rischiosi se il paziente ha più di 75 anni.

Così la pandemia ha finito per assumere la tragica funzione di selezione darwiniana fra chi può sperare e chi invece deve essere abbandonato.

La vita ha così acquistato un valore esclusivamente “produttivistico”, svincolato da ogni valutazione etica.

La scienza, in questo caso, dichiara i propri limiti di fronte a chi, dovendo applicarne le scoperte, è costretto a scegliere sulla base di valutazioni da cui è esclusa ogni dimensione etica.

Massimo Colaiacomo 
Giornalista professionista
Scrittore
"Sopravvivere con l'Euro per non morire con la Lira" (Prefazione di Stefano Folli - Gangemi Editore)
Europeista ed Atlantista
"L'Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme"

2 risposte

  1. Concordo con Dario: la preghiera rimane il più potente vaccino contro le calamità che colpiscono l’umanità. Il Crocifisso di San Marcello al Corso è lì a testimoniarlo, come lo è a Carpineto Romano la Madonna Addolorata venerata come salvatrice del paese durante l’epidemia della spagnola

  2. Darin Darin ha detto:

    Se la scienza non ritiene di poter prendere decisioni, ignorando indicazioni di dimensione etica, è per sapienza o per pavidità?

    L’etica è una branca della filosofia che studia i fondamenti razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani tra buoni, giusti, leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti ingiusti, illeciti, sconvenienti o cattivi secondo un ideale modello comportamentale.

    Se ne deduce che la scienza non si voglia mettere contro le decisioni che il “modello comportamentale” vigente o ritenuto ideale ritiene sconveniente.

    Nel governo dei popoli, dai tempi biblici, spesso si è imposta un’etica ideale, ideologica, storica o teologica, ponendo eticamente legittime decisioni umanamente e correntemente aborrite.

    Senza entrare nella “definizione di quali siano i fondamenti razionali” che possano rendere singolare un’etica ideale della specie umana, mi sembra giusto indicare “la scienza” come una attività dell’uomo totalmente ancillare e non magistrale, così come la fisica newtoniana o quella quantistica lo sono della “Metafisica” .

    Sarà per questo che invece che ai comitati scientifici, agli scienziati chiacchieroni o ai fedeli di Conti e Signorie, nei momenti di crisi umanitaria, il popolo si affida alla preghiera!

    Dario

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